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p.zza Madonna di Fatima - 83031 Ariano Irpino (AV) - tel./fax: 0825871694 - e-mail: fatimaariano@tiscali.it
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Cari
ministranti,
Sono felice che
la mia prima Udienza dopo la vacanza nelle Alpi sia con voi ministranti e saluto
con affetto ciascuno di voi. Ringrazio il vescovo ausiliare di Basel Mons.
Martin Gächter per le parole con cui, in qualità di Presidente del Coetus
Internationalis Ministrantium, ha introdotto l'Udienza, e ringrazio per il
foulard, grazie al quale sono tornato ad essere ministrante. Più di 70 anni fa,
nel 1935, ho incominciato come ministrante, quindi un lungo tragitto su questo
cammino. Saluto cordialmente il Cardinale Christoph Schönborn, che ieri ha
celebrato per voi la Santa Messa , e i numerosi Vescovi e Sacerdoti provenienti
dalla Germania, dall'Austria, dalla Svizzera e dall'Ungheria. A voi, cari
ministranti, desidero offrire, brevemente, visto che fa caldo, un messaggio che
possa accompagnarvi nella vostra vita e nel vostro servizio nella Chiesa.
Desidero per questo riprendere l'argomento che sto trattando nelle catechesi di
questi mesi. Forse alcuni di voi sanno che nelle Udienze generali del mercoledì
sto presentando le figure degli Apostoli: per primo Simone, al quale il Signore
ha dato il nome di Pietro, suo fratello Andrea, poi altri due fratelli, san
Giacomo detto «il maggiore», primo martire tra gli Apostoli, e Giovanni il
teologo, l'evangelista, e poi Giacomo detto «il minore». Conto di continuare a
presentare i singoli Apostoli nelle prossime Udienze, nei quali, per così dire,
la Chiesa diventa personale. Oggi però ci soffermiamo su
un tema comune: che genere di persone erano gli Apostoli. In breve
potremmo dire che erano "amici" di Gesù. Lui stesso li
ha chiamati così nell'ultima Cena, dicendo loro: «Non vi chiamo più servi, ma
amici» (Gv 15, 15). Sono stati, e sono potuti essere, apostoli e
testimoni di Cristo perché erano suoi amici, perché lo conoscevano a partire
dall'amicizia, perché gli erano vicini. Erano uniti da un legame di amore
vivificato dallo Spirito Santo. Possiamo intendere in questa prospettiva il
tema del vostro pellegrinaggio: «Spiritus vivificat». È lo
Spirito, lo Spirito Santo che vivifica. È lui che vivifica il vostro rapporto
con Gesù, di modo che non sia solo esteriore: "sappiamo
che è esistito e che è presente nel Sacramento", ma lo fa diventare un
rapporto intimo, profondo, di amicizia davvero personale, capace di dare senso
alla vita di ognuno di voi. E poiché lo conoscete e poiché lo conoscete
nell'amicizia, potrete dargli testimonianza e portarlo alle altre persone.
Oggi, vedendovi qui davanti a me in Piazza San Pietro, penso agli Apostoli e
sento la voce di Gesù che vi dice: «Non vi chiamo servi, ma amici: rimanete nel
mio amore, e porterete molto frutto» (Gv 15, 9.16). Vi invito: ascoltate questa
voce! Cristo non l'ha detto solo 2000 anni fa; egli è vivo e
lo dice a voi adesso. Ascoltate questa voce con grande disponibilità; ha qualcosa da
dire ad ognuno Forse a qualcuno di voi dice: "voglio che mi serva in
modo speciale come sacerdote diventando così mo testimone, essendo mio amico e
introducendo altri in questa amicizia". Ascoltate comunque con fiducia la
voce di Gesù. La vocazione di ciascuno è diversa, ma Cristo desidera fare
amicizia con tutti, così come ha fatto con Simone, che chiamò Pietro, con
Andrea, Giacomo, Giovanni e con gli altri Apostoli. Vi ha donato la sua parola
e continua a donarvela , perché conosciate la verità, perché sappiate come
stanno veramente le cose per l'uomo, e che quindi sappiate come si deve vivere
in modo giusto, come si deve affrontare la vita affinché diventi vera. Potrete
così essere, ognuno a modo suo, suoi discepoli e apostoli.
Cari
ministranti, voi in realtà siete già apostoli di Gesù! Quando
partecipate alla Liturgia svolgendo il vostro servizio all'altare, voi offrite
a tutti una testimonianza. Il vostro atteggiamento raccolto, la
vostra devozione che parte dal cuore e si esprime nei gesti, nel canto, nelle
risposte: se lo fate nella maniera giusta e non distrattamente, in modo
qualunque, allora la vostra è una testimonianza che tocca gli uomini . Il
vincolo di amicizia con Gesù ha la sua fonte e il suo culmine nell'Eucaristia.
Voi siete molto vicini a Gesù Eucaristia, e questo è il più grande segno della
sua amicizia per ciascuno di noi. Non dimenticatelo; e per questo vi chiedo:
non abituatevi a questo dono, affinché non diventi una sorta di abitudine,
sapendo come funziona e facendolo automaticamente, ma scoprite ogni giorno di
nuovo che avviene qualcosa di grande, che il Dio vivente è in mezzo a noi, e
che potete essergli vicini e aiutare affinché il suo mistero venga celebrato e
raggiunga le persone . Se non cederete all'abitudine e svolgerete il vostro
servizio a partire dal vostro intimo, allora sarete veramente suoi apostoli e
porterete frutti di bontà e di servizio in ogni ambito della vostra vita: in
famiglia, nella scuola, nel tempo libero. Quell'amore che ricevete
nella Liturgia portatelo a tutte le persone, specialmente dove vi accorgete che
manca loro amore, che non ricevono bontà, che soffrono e sono sole. Con la forza
dello Spirito Santo, cercate di portare Gesù proprio a quelle persone che
vengono emarginale, che non sono molto amate, che hanno problemi. Proprio lì
con la forza dello Spirito Santo dovete portare Gesù. Così quel Pane, che
vedete spezzare sull'altare, verrà ancora condiviso e moltiplicato, e voi, come
i dodici Apostoli, aiuterete Gesù a distribuirlo in mezzo alla gente di oggi,
nelle diverse situazioni della vita. Così, cari ministranti, le mie ultime
parole a voi sono: siate sempre amici e apostoli di Gesù Cristo!